POV Will
- Will - mi chiama Nate, e mi raggiunge. Sono seduto su un muretto poco distante da scuola, immerso nella lettura di un romanzo abbandonato lì dal proprietario.
Il viso di Nate è oltremodo serio.
- Ti devo parlare - dice, sbuffando. Sembra che abbia corso.
Annuisco con il capo, chiudendo il libro e poggiandolo di fianco a me.
- Will, devo assolutamente sapere... io dopo la scuola comincerò a lavorare, e tu? Tu che farai? Mi va bene qualsiasi cosa tu decida, ma devo saperlo - mi guarda negli occhi, il viso illuminato dai raggi del sole.
Non rispondo, limitandomi ad abbassare lo sguardo.
Ci devo pensare.
- È importante! - esclama. Continuo a rimanere in silenzio.
Lentamente la sua espressione cambia: il suo labbro si piega inevitabilmente all'ingiù, conferendogli un'aria delusa.
- Sant'Iddio, Will! Potresti rispondere almeno una volta! Almeno una! Sono stufo dei tuoi silenzi! - esplode, riversandomi addosso tutto il nervosismo da tempo accumulato e stringendo i pugni.
Non riesco a riordinare i pensieri.
Sembra calmarsi, poi aggiunge, a bassa voce:
- Se le cose stanno così, allora forse è meglio chiudere qui - e si volta.
Se ne sta andando, e stavolta per sempre.
No.
No.
NO.
Il peso della mia stupidità grava sul mio cuore come un macigno.
Non posso sopportare che se ne vada.
D'improvviso i sentimenti, le parole, i gesti, tutto perde d'importanza.
Mi alzo di scatto dal muretto, facendo cadere il libro chissà dove.
Corro, corro finché non lo raggiungo.
La mia mano si posa tremante sul suo avambraccio, e si volta a guardarmi, stupito.
Non gli do il tempo di dire una parola, perché me lo stringo al petto.
- Nate. Nate. Nate. - ripeto il suo nome all'infinito, stringendolo forte per impedirgli di andarsene.
Mi scosta piano, e per un attimo ho il timore che mi voglia tirare uno schiaffo.
- Will - il suo tono è dolce, i suoi occhi sono lucidi.
- Will, a me va bene qualsiasi cosa sceglierai. Solo, devi dirmelo. Me lo devi - dice, poggiando le mani sulle mie spalle.
- Va bene. Va bene. Ci devo pensare, solo ora ho capito che... - l'ultima frase è poco più di un sussurro, la conclusione rimane nella mia mente.
... solo ora ho capito che sono io ad aver bisogno di te, e non il contrario.
-
Note dell'autrice:
okay, avevo detto che avrei ridotto al minimo le scenette dolci ma... ma è impossibile! Non ce la posso fare... appena una scena è "pallidamente" dolce, me ne viene subito in mente una ancora più smielata, seguita da una mooolto smielata e così via, finché mi è impossibile non mettere un pochetto di fluff. Vi lascio, un bacio

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